In questi giorni siamo tornati alchimisti, stendiamo un velo di collodio su una lastra di vetro che immergiamo ancora bagnata in un bagno di nitrato di argento, in poco tempo la inseriamo in una macchina di grande formato e la impressioniamo, in pochi secondi va sviluppata, fissata e poi lavata. La tecnica è quella del collodio umido che si colloca a grandi linee dopo il dagherrotipo e prima della gelatina fotografica utilizzata ancora oggi nei rullini. È una tecnica difficile e affascinante.

In questi giorni siamo tornati alchimisti, stendiamo un velo di collodio su una lastra di vetro che immergiamo ancora bagnata in un bagno di nitrato di argento, in poco tempo la inseriamo in una macchina di grande formato e la impressioniamo, in pochi secondi va sviluppata, fissata e poi lavata. La tecnica è quella del collodio umido che si colloca a grandi linee dopo il dagherrotipo e prima della gelatina fotografica utilizzata ancora oggi nei rullini. È una tecnica difficile e affascinante.

In questi giorni siamo tornati alchimisti, stendiamo un velo di collodio su una lastra di vetro che immergiamo ancora bagnata in un bagno di nitrato di argento, in poco tempo la inseriamo in una macchina di grande formato e la impressioniamo, in pochi secondi va sviluppata, fissata e poi lavata. La tecnica è quella del collodio umido che si colloca a grandi linee dopo il dagherrotipo e prima della gelatina fotografica utilizzata ancora oggi nei rullini. È una tecnica difficile e affascinante.

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